“La Crocefissione Bianca” dipinto del 1938 di Marc Chagall (1887-1985), il quadro preferito di Papa Francesco, è ispirato agli eventi relativi alla persecuzione degli Ebrei nell’Europa Centrale ed Orientale, preludio delle sofferenze che avrebbero subito negli anni della Seconda Guerra Mondiale e dell’orrore che si mostrerà agli occhi del mondo solo quando, il 27 gennaio 1945, le truppe dell’Armata Russa apriranno i cancelli del campo di concentramento e sterminio di Auschwitz Birkenau. Chagall, con forte impatto visivo, anticipa la dimensione di quell’immane tragedia.

La composizione appare caotica, disordinata, priva di proporzione e di profondità spaziale. Al centro del quadro campeggia una grande Crocifissione che taglia la tela in diagonale e  determina il fulcro attorno al quale ruota e si scompone la narrazione pittorica. Chagall cinge i fianchi del Cristo con lo scialle rituale della preghiera ebraica (il Tallit), pone sul Suo capo un semplice panno bianco, Lo inchioda su una croce a forma di Tau. Tutto attorno e caos! In alto a sinistra i soldati assaltano un villaggio di casette-giocattolo scomposte o capovolte; una piccola barca, sovraccarica di uomini disperati, rappresenta il tentativo di fuga dall’orrore; in alto a destra una sinagoga sta bruciando, forse in riferimento alle distruzioni delle sinagoghe di Monaco e Norimberga nell’estate del 1938. Un fumo bianco-grigiastro si sprigiona da un rotolo della Torah.

I libri di preghiera sono gettati nel fango. In basso alcuni uomini cercano scampo fuggendo oltre il limite fisico del quadro. in alto, come angeli attoniti, tre rabbini ed una donna sono sospesi tra nubi dense come ruvida ovatta sporca. Fluttuano in una danza macabra  che grida la disperazione di un popolo inchiodato alla croce assieme a Gesù. Eppure in questo inferno bianco, nonostante l’atmosfera spettrale e l’immane senso di tragedia, Chagall ci offre la possibilità di non abbandonare la speranza.

Dall’alto la Luce si fa strada a sostenere la Croce ed una scala , ponte tra tra l’umano e il Divino, ci fa sperare che Gesù scenda a salvare il suo popolo. Un ebreo, in basso, protegge un rotolo della Torah miracolosamente intatto. Una donna, appena visibile ai margini del quadro, ci fa sperare che riesca a portare in salvo il suo bambino.Sotto la croce, nonostante tutto, le candele del candelabro a sette bracci sono ancora accese. Questo quadro parla più delle parole e con un linguaggio simbolico e fiabesco ci ha raccontato tragedie, sentimenti e speranze che assumono un significato che va al di là del tempo e della storia. Per non dimenticare.Mai.

Mariella Verde

By | 2020-04-19T18:10:21+00:00 Marzo 29th, 2020|Storie|

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