Nel pieno centro storico di Marino,tra Piazza Giacomo Matteotti e Largo Jacopa dei Settesoli dove oggi possiamo ammirare il Monumento alla Tolleranza dei Popoli (1977) dello scultore contemporaneo Paolo Marazzi, era stato posto nel 1924,un monumento ai caduti della Grande Guerra, una vera e propria opera d’arte, una scultura in bronzo opera di Ettore Ferrari andata dispersa e di cui poco si conosce.

Di questo che fu uno dei più fervidi autori di fine Ottocento di cui meglio si ricordano il Monumento a Giordano Bruno in Campo dei Fiori a Roma e moltissime rappresentazioni di Garibaldi e di Mazzini in varie città d’Italia, sappiamo che insieme a molti altri artisti e poeti dell’epoca amava anche ritrarre i paesaggi del territorio intorno a Roma tanto da costituire quel famoso gruppo che va sotto il nome dei XXV della Campagna Romana. E’ del 1908 la sua frequentazione dei Castelli Romani insieme al gruppo di artisti dai quali era soprannominato Aquila Reale, periodo a cui si fanno risalire anche due suoi famosi acquerelli che ritraggono le cave di peperino di Marino, mentre sappiamo da un documento pubblicato da Vittorio Rufo che per il monumento agli eroi era stata realizzata una vera e propria raccolta di donazioni da parte dei cittadini della stessa città. Nella rappresentazione del sacrificio estremo il monumento rievocava il mitico eroe per eccellenza , Leonida ,l’oplita spartano che comandava i trecento contro l’esercito persiano alle Termopili: uno slancio in battaglia con la spada nella mano destra e nell’altra in alto a sollevare la Nike, la dea alata della vittoria.

Una rappresentazione probabilmente molto cara al regime dell’epoca considerando quale valore di propaganda fosse dato al mito greco, tanto più che l’inaugurazione portò a far tramutare il nome della piazza stessa da Piazza dell’Indipendenza a Piazza XXVIII ottobre , in memoria della marcia su Roma di Benito Mussolini. Che fine abbia fatto questo capolavoro nessuno sino ad ora è stato in grado di chiarirlo in maniera definitiva. Molti dei testimoni del tempo insieme ad alcuni storici del territorio ritengono che la statua sia andata distrutta durante il bombardamento del 2 febbraio del 1944, considerando che proprio l’edificio adiacente fu centrato dalle bombe americane , dalle cui rovine riemerse persino intatta la grande torre del Castello Orsini. C’è addirittura chi racconta che il monumento caduto per l’esplosione e mancante di un braccio, fosse stato riposizionato per qualche tempo.

Tra le altre cose vi è un’immagine fotografica successiva alla catastrofe in cui appare tra le macerie il basamento in peperino completamente intatto, in cui spicca la completa assenza della parte in bronzo, particolare questo che non ne giustificherebbe la distruzione. Altre testimonianze popolari fanno ritenere che la scultura possa essere stata trafugata , nella confusione del momento, dai soldati tedeschi in ritirata. Si sa infatti che in quei giorni le truppe tedesche comandate da Kesserling transitavano provenienti da Frascati verso Castel Gandolfo da dove venivano date le direttive per il cannoneggiamento su Anzio. E’ questa una ipotesi non del tutto infondata vista la presenza della stessa 26° Panzer Division al comando di quell’Hermann Goering di cui conosciamo bene quali e quante razzie di opere d’arte sia stato artefice. Una ricerca che merita quindi ulteriori approfondimenti e che potrebbe riservare qualche sorpresa.

Marco Bellitto

By | 2019-10-13T09:05:41+00:00 Ottobre 13th, 2019|Storie|

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