Quando Alberto Burri nel 1964 utilizzò quel materiale fantastico che si andava affermando come insostituibile strumento della vita quotidiana, come nuova frontiera nel campo del design, della moda e dell’arte, aprendo la strada al consumismo, non immaginava certo che la plastica avrebbe cambiato il mondo e che lo avrebbe addirittura sopraffatto. Burri utilizza la plastica per le sue “combustioni”. Con le sue contrazioni e deformazioni questo materiale plasmabile, sotto l’effetto del calore, produce effetti materici: prende vita muovendosi, cammina, si apre, raggrinzisce, si deforma.

Ne scaturiscono forme inquietanti, buchi, pieghe, piaghe della materia viva eppure inerte e misteriosa. Burri cerca, antesignano della realtà odierna, effetti drammatici plasmando e bruciando cellophane e plastiche colorate in fantasie che ora a me paiono terribili, oscuri ed inquietanti presagi. Negli anni 60 nessuno avrebbe immaginato che la plastica, osannata come il materiale del secolo, sarebbe diventato un problema dalla portata oceanica (è proprio il caso di dirlo). L’ enorme isola di plastica nell’Oceano Pacifico non è una leggenda, ma la sconvolgente verità. La Pacific Trash Vortex è un enorme accumulo di immondizia, in gran parte plastica, che le correnti oceaniche, ruotando lentamente in senso orario, raccolgono e trattengono al largo del Pacifico presso l’Atollo di Midway (famoso, oltre che per la sua bellezza, per la battaglia del 1942 che vide la vittoria, a caro prezzo, degli Stati Uniti sui Giapponesi).

Le coste delle isole di questo splendido atollo corallino raccolgono la plastica trasportata dal Trash Vortex e sono oramai seriamente compromesse assieme ad altre coste delle vicine Isole Hawaii. Il Vortex è un ammasso enorme di 100 milioni di tonnellate di sacchetti di plastica, cassette, giocattoli, scarpe, borse, bottiglie e contenitori vari. Si tratta di materiali provenienti dalle coste del Nord America e dell’Asia, dispersi da container, gettati dalle navi o rifiuti non smaltiti correttamente. La massa, non biodegradabile, va dalle dimensioni del Texas a quelle degli Stati Uniti ed è costituita non solo da plastica riconoscibile ma anche da materiale degradato grazie all’azione della luce che scompone la materia in filamenti di polimeri i quali vengono scambiati per plancton dalla fauna marina. Gran parte di questo continente di plastica non è visibile dall’alto perché galleggia sotto il pelo dell’acqua portando con sé morte e distruzione con il suo carico di sostanze tossiche e cancerogene.

I filamenti di polimeri vengono ingeriti dai pesci entrando nella catena alimentare e arrivando così sulle nostre tavole. Pesci, grandi mammiferi, albatros, gabbiani si nutrono di pezzetti di plastica che li uccidono e le grandi reti da pesca disperse in mare, anch’esse di materiale plastico, trascinano con sé flora, fauna e barriera corallina! Sono circa 260 le specie di animali marini a rischio estinzione. Una catastrofe ambientale che sottolinea ancora una volta l’incapacità dell’uomo di rispettare la natura ed i suoi ritmi. Il Trash Vortex è molto distante dalle coste di qualsiasi Stato e quindi la responsabilità di risolvere il problema non spetta a nessuno in particolare perciò il peggior disastro ambientale della Storia continua a crescere inarrestabile ed inarrestato.

Purtroppo si sono riscontrati altri accumuli di questo tipo anche nell’ Oceano Atlantico, nel Mar dei Sargassi e persino nel Mediterraneo. Questo continente di plastica è la metafora del fallimento totale del nostro modello di sviluppo, assieme alle guerre, alla fame, alla miseria, alla violenza, alla cupidigia umana. È la materializzazione dei nostri peggiori incubi. Si pretende di controllare il Pianeta attraverso comportamenti scellerati dovuti a sete di denaro, scorciatoie di comodo ed incapacità politica non prendendo in considerazione l’impatto delle nostre azioni sull’ambiente che inevitabilmente ed inesorabilmente ci si ripercuotono contro. Ecco perché ho scelto l’opera di un artista controverso come Alberto Burri per introdurre l’argomento. Chissà se le sue opere un giorno rappresenteranno un monito per le generazioni future di un Mondo Nuovo che avrà capito in quale direzione andare. Bisognava fermarsi in tempo a produrre solo qualche emblematico quadro d’autore da appendere alle pareti!

Mariella Verde

By | 2020-04-19T18:08:08+00:00 Aprile 6th, 2020|Attualità|

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