Il 24 maggio si celebra la Giornata Nazionale del Terapista Occupazionale, una delle professioni sanitarie meno conosciute eppure fondamentale per la vita quotidiana delle persone con disabilità sensoriali, motorie o cognitive, come gli anziani malati di Alzheimer le quali, proprio in questo periodo di pandemia da Covid19, stanno affrontando le maggiori difficoltà e la solitudine, a causa anche dell’interruzione forzata di alcune terapie domiciliari e delle prescrizioni sul distanziamento sociale per prevenire il contagio.
Perciò l’A.I.T.O. (Associazione Italiana Terapisti Occupazionali), uscendo dalle sedi consuete dei convegni e dei centri riabilitativi, per quest’anno si è attivata per promuovere con maggior impegno, passione e creatività, la sua divulgazione scientifica: attraverso i media e i social netwok, per rendere questo servizio sanitario più noto e accessibile a tutti, e per trovare nuove forme di terapia a domicilio o di intervento capaci di sfruttare la tecnologia (ad esempio la tele-terapia per la riabilitazione cognitiva) e non lasciare soli gli utenti.
Per questa ragione, abbiamo intervistato Litterio Runza, terapista occupazionale e vice presidente dell’ A.I.T.O., che dedica il proprio lavoro ai bambini con difficoltà cognitive per insegnare loro ad essere autonomi nell’ambiente di vita quotidiana (in casa e nel suo ambiente sociale) permettendo loro di adattarsi, di integrarsi, detto in parole semplici, “di farcela da soli”, trovando le strategie giuste, nonostante le difficoltà.

D: Dott. Runza, ci parla un po’ della sua figura professionale: chi sono, cosa fanno e dove si trovano i terapisti occupazionali, chi può richiederli, come si può accedere ai loro servizi e se questi sono convenzionati o privati?

R: I terapisti occupazionali sono professionisti sanitari della riabilitazione che in possesso del titolo abilitante e, da Luglio 2018, regolarmente iscritti all’albo svolgono la loro professione presso strutture pubbliche, private convenzionate e/o come liberi professionisti. Possono richiedere l’intervento del terapista occupazionale tutte quelle persone che necessitano di un intervento riabilitativo finalizzato al recupero e/o al mantenimento delle autonomie residue sia in età adulta che in età pediatrica.

D: Perché è stata indetta una Giornata Nazionale per i Terapisti Occupazionali: quando è nata e che significato acquista in questo particolare momento di emergenza sanitaria, non solo nazionale ma, globale?

R: è stata indetta per promuovere la figura del terapista occupazionale su tutto il territorio nazionale. È stata scelta la data del 24 Maggio in quanto, in questo giorno, nel 1997, veniva pubblicato nella gazzetta ufficiale il profilo professionale (DM 17 Gennaio 1997, N. 136). In questo momento particolare si occupa dell’adeguamento della persona alle varie situazioni che si prospettano intervenendo sia in termini di prevenzione con la persona sana sia riabituare con le autonomie persone che per vari motivi hanno questo bisogno.

D: Parlando sempre dell’aspetto divulgativo del suo lavoro, quali e quanti terapisti occupazionali abbiamo in Italia e quali sono i loro ambiti e le specializzazioni?

R: In Italia abbiamo 1963 terapisti occupazionali inseriti in tutti gli ambiti della riabilitazione (neurologico, traumatologico, geriatrico, pediatrico, psichiatrico, etc.)

D: Lei si occupa dei bisogni e, ci consenta la libertà del pensiero, anche dei sogni e delle aspirazioni ad una vita normale dei bambini con disabilità: in che modo?
R: quando si sceglie di lavorare in ambito pediatrico non si può fare a meno di considerare i bisogni del bambino e le aspettative della famiglia. Ad oggi questo è possibile farlo se si pensa fin da subito a creare un progetto di vita inclusivo che punti a soddisfare quei bi-sogni e prepari il bambino ad essere l’uomo del futuro.

D: Come riesce a stare accanto ai suoi piccoli amici in questo momento, per garantirgli la terapia occupazionale di cui hanno bisogno? Che tipo di bambini segue?
R: io mi occupo di bambini con disfunzioni sensoriali e bisogni comunicativi complessi. In particolare modo con diagnosi di disturbo dello spettro autistico, disabilità intellettive e disturbi dell’apprendimento. In questo periodo è stato possibile sperimentare a pieno il coinvolgimento dei caregivers attivando un percorso di terapia occupazionale a distanza.

D. ci descriva che cosa fa in una giornata tipo: quali sono i suoi strumenti di lavoro, dove lo svolge, con chi lo condivide…

R: dalla chiusura della struttura presso la quale lavoro, sono stato trasferito in un reparto di degenza che ospita persone con malattia di Alzheimer. Tutti i giorni organizzo le attività di queste persone affinché possano mantenere attive le autonomie residue e rallentare il decadimento cognitivo. Di pomeriggio lavoro da casa in videoconferenza con le famiglie dei bambini che frequentano il mio studio privato dando loro degli strumenti idonei per affrontare lo stare a casa e supportarli nella didattica a distanza. Utilizzo un intervento di tipo “problem solving” attraverso il quale riesco a guidare il bambino e/o i caregivers a trovare le soluzioni alle problematiche che riscontrano. Come approccio utilizzo la comunicazione aumentativa alternativa per dare supporto sia agli apprendimenti che a problematiche legate a deficit del linguaggio.

D: In questo momento, immagini di rivolgersi ai genitori di bambini con difficoltà cognitive come quelli di cui si occupa già, per spiegare loro i risultati che si possono ottenere attraverso i percorsi di terapia occupazionale, cioè come possa migliorare e trasformarsi la vita di un ragazzo gravato dai limiti funzionali che lei aiuta a superare e, per quanti la volessero personalmente contattare, dove la possono trovare?
R: ai genitori consiglio sempre di pensare a progetti ri-abilitativi che puntino all’inclusione sociale e lavorativa e che forniscano al bambino di oggi gli strumenti adatti per raggiungere questo scopo. Mi possono trovare ad Ariccia (RM) presso il Centro Riabilitativo Castelli Romani su via nettunense al km 12.200.

D: Si parla molto di inclusione scolastica, di inclusione sociale: in un’epoca storica in cui ogni forma di diversità viene ancora rifiutata, spesso innalzando muri, non soltanto materiali ed ideologici, ma anche emotivi ed affettivi, che conducono all’isolamento o all’ esclusione, appunto, dell’Altro, di chi è rimasto indietro, quali prospettive di impiego e quale futuro vede per la terapia occupazionale e, soprattutto, quale messaggio si sente di dare a conclusione del nostro incontro?
R: nel 2001 grazie all’introduzione dell’ICF (International Classification of Functioning, Disability and Health) si è passati da un sistema di “classificazione” come l ‘ICD-10 (Classificazione Statistica Internazionale delle Malattie e dei Problemi Sanitari Correlati ad un sistema che considera il funzionamento della persona inserita nel suo contesto. Purtroppo, ancora oggi, come lei dice, “ogni forma di diversità viene ancora rifiutata”, discriminata. Il terapista occupazionale potrebbe dare un contributo affinché possa essere “educata” la società al diverso. Spesso ho riscontrato che la diversità viene rifiutata, allontanata perché non si conosce, e, come spesso accada, ciò che non conosciamo, ci spaventa e lo allontaniamo. Come società, e concludo, bisogna fare ancora un grande sforzo culturale affinché il nostro essere “ambiente” diventi accessibile e fruibile da tutti.

Nell’immagine: il Dott. Litterio Runza, vice Presidente dell’A.I.T.O. e il Presidente dell’Organizzazione Mondiale della Sanità Tedros Adhanom Ghebreyesus
Maggiori informazioni  disponibili su:

Centro riabilitativo Castelli Romani – KIDS

By | 2020-05-24T10:07:43+00:00 Maggio 24th, 2020|Attualità, Eventi, giornata mondiale, Notizie|

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