Il 30 giugno a Roma, in piazza Montecitorio, è indetta una manifestazione di animalisti a tutela dei diritti degli animali. Associazioni, amministrazioni locali, politici e semplici cittadini si troveranno davanti al Parlamento e chiederanno l’inasprimento delle pene con la certezza del carcere nei confronti di chi uccide gli animali in ogni ambito: dai canili-lager agli allevamenti intensivi, dai laboratori di sperimentazione ai circhi, dai cittadini violenti al commercio illegale di specie animali. Gli animalisti, spesso accusati di fondamentalismo, di essere addirittura una deriva colturale e da molti derisi e sottovalutati, hanno il merito di aver acceso le coscienze non solo nei confronti dello sfruttamento animale, ma anche nei confronti del massacro perpetuo dell’uomo sulla natura. Come si può restare insensibili di fronte al maltrattamento animale, un fenomeno che aumenta di anno in anno? Come non indignarsi per le stragi di cani e gatti nei paesi asiatici? Gli atti di violenza contro gli animali nel mondo sono quotidiani e troppo spesso i responsabili restano impuniti.

Dobbiamo uscire dalla logica retrograda e socialmente pericolosa che ‘ in fondo sono solo animali ‘ perché la violenza sugli animali precede i reati su donne e minori, è sintomo di una situazione esistenziale patologica ed indice di pericolosità sociale. Chi maltratta un animale non può essere una persona buona e responsabile. Il comportamento brutale su un animale è atto deviante e socialmente pericoloso perché esiste una stretta correlazione tra gli atti di violenza sugli animali e quella sugli esseri umani fragili ed indifesi. Purtroppo esistono persone sadiche che, per puro divertimento o per accessi di rabbia, torturano esseri animali vulnerabili abbandonandoli, affogandoli, sfigurandoli o gettandoli dal balcone. Chi è capace di gettare dal balcone un cagnolino o un gatto domani potrà lanciare un figlio o la compagna (non è già successo?).

Servono pene più severe perché quegli animali maltrattati un domani potrebbero essere persone. Non è compito della Legislazione la prevenzione dei delitti? Se ‘ la grandezza di una nazione e il suo progresso morale si possono giudicare dal modo in cui tratta gli animali’ (Mahatma Gandhi) allora bisogna fare alcune considerazioni a favore dell’impegno animalista anche se non tutti possono condividere completamente alcune istanze del Movimento come l’ abbandono dei piani di controllo della fauna selvatica (porterebbe danni all’agricoltura e all’ambiente, rischio di malattie, incidenti stradali e pericolo per l’incolumità dei cittadini ) o la rinuncia alla sperimentazione (che ha consentito di sviluppare conoscenze scientifiche e importanti studi su malattie e farmaci).

La compassione verso gli animali e la pietà verso gli uomini sono strettamente correlate eppure fingiamo di non sapere cosa succede nei mattatoi, nei canili, negli allevamenti intensivi. Quando indossiamo un caldo e confortevole piumino d’oca dimentichiamo che quelle piume hanno causato indicibili sofferenze alla bestiola che viene spennata alla velocità della luce (gli spiumatori veloci sono i più pagati) facendola soffrire atrocemente, lasciandola stremata, nuda e sanguinante, ma viva affinché rifaccia il morbido piumaggio per essere poi sottoposta ad ulteriore tortura. Quando mangiamo un pollo o un uovo facciamo finta di non sapere che i pulcini vengono trattati come cose, scagliati a secchiate nelle gabbie a spezzarsi le zampe, selezionati su un nastro scorrevole e gli scartati gettati vivi in un tritatutto in un pigolio assordante e drammatico. Ai non scartati viene tagliato il becco (organo complesso ricco di strati nervosi) causando a molti dolore cronico per tutta la vita. VITA? Una vita in spazi così ristretti che polli o galline non riescono neppure ad aprire le ali e dove non arriva mai la luce. Che vita é? Gli animali sono perfettamente uguali agli uomini nelle loro capacità di soffrire! Non esistono allevamenti dove gli animali possano vivere bene, non esiste la carne senza la morte atroce di esseri che provano emozione e dolore come noi.

Animali senza speranza, rinchiusi con minime possibilità di movimento destinati ad una fine disperata, sanguinanti ed agonizzanti appesi ai ganci di un mattatoio. Quando capiremo che le scelte esercitate contro gli animali sono anche scelte contro l’umanità? L’impatto che gli allevamenti intensivi hanno sull’ambiente è devastante: -deforestazione e degradazione del suolo per creare campi destinati alla produzione di mangime. 2,5 miliardi di ettari nel mondo per pascolo e coltivazioni destinate al mangime. Circa la metà della superficie agricola mondiale è utilizzata a questo scopo ed è in continuo aumento. Solo in Europa il 71 % dei terreni agricoli è destinato all’allevamento;

distruzione degli habitat di animali selvatici;

antibiotico-resistenza dato l’uso massiccio di farmaci negli allevamenti a causa delle condizioni in cui gli animali vivono che favoriscono la trasmissione di malattie e mutazioni di agenti patogeni in ceppi più pericolosi. Il Covid19 ne è la tragica conseguenza;

– emissioni di gas serra che determinano il riscaldamento globale e le piogge acide;

inquinamento chimico perché nello smaltimento delle deiezioni azoto, fosforo e batteri infettivi finiscono nei corsi d’acqua;

consumo di energia per l’uso di combustibili fossili con conseguente produzione di polveri sottili;

spreco di acqua giacché solo negli Stati Uniti l’attività di allevamento consuma il 70% dell’acqua usata nel mondo.

Sono dati allarmanti se si pensa che un sesto della popolazione globale, più di 800 milioni di persone, non accede all’acqua potabile mentre noi occidentali la sprechiamo. 2,5 miliardi di persone non hanno servizi igienico-sanitari e 50,5 milioni di bambini soffrono di malnutrizione acuta (ogni anno ne muoiono circa 3 milioni per cause dirette o indirette). Sono dati agghiaccianti e l’uso sconsiderato che l’uomo fa del Pianeta con il massacro perpetuo delle risorse ambientali contribuisce all’ espansione di questa catastrofe umanitaria. Non c’è più tempo. È improrogabile un cambiamento. Ciascun essere umano è chiamato a fare una scelta per una prospettiva di sviluppo permanente di cui possano beneficiare tutte le popolazioni del pianeta attuali e future in cui povertà, diritto all’alimentazione, diritti umani, diritto alla salute vanno ad integrarsi con il rispetto per gli ecosistemi e la conservazione delle risorse naturali.

Spetta a ciascun individuo decidere di cosa ha veramente bisogno e di cosa può facilmente fare a meno. Non abbiamo bisogno di pellicce vere perché quelle artificiali sono altrettanto belle, non abbiamo bisogno di piumini d’oca perché quelli sintetici sono altrettanto caldi, non abbiamo bisogno di pelle animale perché l’eco-pelle è un ottimo sostituto. Non abbiamo bisogno della carne piena di ormoni, antibiotici e grassi nocivi per la salute degli allevamenti intensivi perché l’alternativa vegetariana o vegana può essere appagante e variegata. Per i più coraggiosi ci sono bruchi, coleotteri e cavallette! Ma per chi non può rinunciare ai bastoncini di pesce, agli hamburger, alle polpette, alle bistecche, per i patiti del barbecue è in arrivo la carne cellulare. È infatti in forte crescita la ricerca per la produzione di carne ‘ cruelty free’ . È carne coltivata in vitro nei laboratori, ancora molto costosa, ma la ricerca va avanti. Il primo hamburger è stato mangiato in una dimostrazione per la stampa a Londra nel 2013. Si tratta solo di una questione culturale l’accettare di consumare carne coltivata, carne animale che non è mai stata parte di un animale vivo. Carne di animali che non nascono e non muoiono. Eticamente discutibile? Forse. Ma questa è un’altra storia…

Mariella Verde

By | 2020-06-28T17:47:27+00:00 Giugno 28th, 2020|Attualità|

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