È di questi giorni la polemica sul diritto alla privacy sui Social Network, in particolare modo Facebook: la proposta è quella di fornire i propri dati personali al momento dell’iscrizione

L’idea di base è quella di arginare le fake news e l’odio sui social network, in particolare Facebook; un’idea che, per certi versi, è antidemocratica e incostituzionale. La possibilità di mantenere l’anonimato sia online che offline, non deve far pensare unicamente alla libertà di commettere azioni illegali. In passato l’anonimato – spesso sotto forma di pseudonimo – ha protetto la satira di Pasquino contro il potere corrotto della Roma papalina, o ha permesso alle sorelle Bronte di pubblicare i propri capolavori senza venire discriminate in quanto donne. Oggi, per esempio, permette a Banksy di diffondere le proprie opere di denuncia sociale, o ad Elena Ferrante di pubblicare i propri romanzi mantenendo lontana dai riflettori la propria vita privata. L’anonimato è uno strumento importante per proteggere la libertà di espressione, la riservatezza e l’identità della persona, diritti entrambi protetti dalla Costituzione. L’anonimato è indispensabile per proteggere la libertà di espressione  di un individuo. Pensiamo alle proteste di questi giorni a Hong Kong. In molti Paesi del mondo la vita di dissidenti politici e religiosi dipende spesso dall’anonimato. L’anonimato può anche essere usato per preservare la propria vita privata: pensiamo anche a molti giornalisti che seguono inchieste delicate o semplicemente che non vogliono sovrapporre il piano lavorativo con quello personale.

Siamo sicuri che obbligare a fornire il proprio documento su Facebook serva a risolvere il problema?

La maggior parte dei commenti violenti che si leggono sui social è lasciata da persone con nome e cognome, con foto di amici e gatti sul proprio profilo. Profili veri di gente che quasi sempre si iscrive con nomi veri. Il compianto Stefano Rodotà, di cui si sente sempre la mancanza in queste circostanze, aveva già ammonito contro possibili interventi dello Stato per limitare l’anonimato online, che il professore riteneva privi di fondamento rispetto alla realtà tecnologica e sociale della Rete. La Commissione per i diritti e i doveri relativi a Internet (creata dalla stessa Camera dei Deputati in cui siede Marattin) ha incluso il diritto all’anonimato online tra i diritti fondamentali di cui devono godere gli individui online. Di seguito riportiamo il testo dell’articolo in questione:

«Articolo 10 (protezione dell’anonimato).

1. Ogni persona può accedere alla rete e comunicare elettronicamente usando strumenti anche di natura tecnica che proteggono l’anonimato ed evitino la raccolta di dati personali, in particolare per esercitare le libertà civili e politiche senza subire discriminazioni o censure.»

 

By | 2019-11-21T15:27:00+00:00 Novembre 21st, 2019|Attualità|

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