Sapevo che sarebbe successo, che prima o poi qualcosa sarebbe arrivato a scuotere le emozioni sopite in questo periodo durissimo e surreale. Ed è successo. Complici due giornate uggiose in cui la primavera, dopo un timido capolino, ha fatto un passo indietro e poi, inaspettatamente, è arrivato lui a scuotere i sensi e le riflessioni: l’arcobaleno.

Era da tempo che non assistevo a questo spettacolo della natura. Del resto capita sempre più raramente di aver tempo e quindi occasione di soffermarci a notare un arcobaleno, incastrati -come siamo tutti- dagli impegni quotidiani, spesso al chiuso di un ufficio. Per me la stessa parola “arcobaleno” evoca soprattutto ricordi di quando ero bambina e    i grandi me lo mostravano. Poi, chissà perché, si smette di guardare così tanto il cielo; il tempo è dedicato ad altre impellenze, se piove si pensa solo alla scocciatura del traffico o di bagnarsi, salterà la luce e magari la connessione.

Le circostanze attuali ci tengono impegnati e confinati nelle nostre case e ci offrono l’opportunità di riappropriarci del tempo, anche quello che abbiamo perso e forse anche dimenticato di aver avuto e di aver speso per guardare il cielo. Il tempo ritrovato, un valore inestimabile perché è così che arriva a sorprenderci la meraviglia. Oggi, nell’intervallo tra l’impetuoso grandinare di ieri e la fitta pioggia del pomeriggio, diventiamo senza preavviso spettatori capaci di emozionarci per il fascino con cui la natura sa sorprendere.

Allora l’arcobaleno intravisto distrattamente mentre si cambia stanza diventa il protagonista assoluto di un tam tam di telefonate tra amici, familiari e colleghi per sapere chi lo avvista da casa. Sei capace di fare gesti puri, inattesi perfino a te stesso: correre fino al balcone convocando per la lieta occasione chiunque condivida l’isolamento e, con un sapore clandestino di estemporanea felicità, esclamare: “Vieni a vedere l’arcobaleno!”.

A spezzare tutto il silenzio pesante ed innaturale che circonda lo spettacolo c’è un genitore che commenta con tono sicuro: “Hai visto? È un segno, vuol dire che tutto andrà bene!” e poi si affretta ad immortalare quell’arco luccicante che contrasta con tutto il resto ancora imbrillantato dall’acquazzone appena concluso.

Impossibile non ricordarmi di quando, oltre due anni fa, avevo assistito ad un doppio ponte arcobaleno. Quella volta eravamo in macchina e, dopo un attimo di esitazione, c’è stato solo un lampo di sguardi dove è balenato il fanciullo che ha preso il sopravvento su tutto e tutti, del resto chi aveva mai visto un doppio arcobaleno?

Ci siamo lanciati a rincorrere quel coloratissimo mini-prodigio senza riuscire ad attraversarlo mai…poco importava cambiare strada e scombinare tutti gli appuntamenti, tutto era concesso pur di potercene riempire gli occhi fino all’ultimo per poi vederlo scomparire in dissolvenza non prima di aver trafitto case, alberi e paesaggio. Uno spettacolo che non avevo mai visto prima. Una grande emozione. Ricordo che traboccanti di entusiasmo l’avevamo detto ad un altro amico che ci aveva spiegato come il fenomeno del doppio ponte arcobaleno dipendesse dalla doppia riflessione dei raggi rifratti dalle gocce d’acqua. “Tecnicamente l’arcobaleno si forma quando i raggi del Sole attraversano la miriade di goccioline d’acqua sospese nell’aria dopo un temporale” aveva detto proseguendo con altri dettagli scientifici mentre mi assentavo andando coi pensieri nell’opposta direzione, ricordo benissimo di aver pensato: “Cosa c’è di più intenso se non farsi sorprendere dalla natura che colora il cielo con ampie pennellate?”

Impossibile non fare un paragone.

Oggi, a distanza di tanto tempo, siamo -come giustamente richiesto per salvaguardare la salute di ciascuno- chiusi in casa; c’è un solo arcobaleno, è un ponte colorato che sembra nascere dal caseggiato per svettare verso l’apice della montagna su cui è adagiato il paese. Eppure da quel singolo arco multicolore si è attivato un rimbalzo di emozioni amplificato dall’isolamento. Tra messaggi whatsapp e videochiamate quella striatura ha smosso così tante persone ed è arrivata così nel profondo. Ognuno a casa sua ma mai come in questo momento ho sentito di avere tutti qui con me.

Mi piace immaginare che ognuno abbia continuato ad ammirare l’arcobaleno che via via cambiava colore e intensità sbiadendosi fino a cancellarsi dietro una grossa nuvola grigia, mossa con cui dopo un po’ ha fatto una magica uscita di scena.

Mentre me lo gustavo, ho ricordato quell’antica leggenda secondo cui, proprio alla fine di ogni arcobaleno c’è un elfo o una ninfa con una pentola piena d’oro. Peccato che nessuno possa raggiungere la fine di questi splendidi fasci di colori impalpabili perché non appena ci spostiamo si sposta anche l’arcobaleno che i nostri occhi vedono, perchè varia prospettiva dell’osservatore. Quindi arrivare all’estremità dell’arcobaleno è impossibile. L’altra volta, mi ricordo, avevo pensato che d’altronde classifichiamo impossibile solo ciò in cui nessun prima di noi è riuscito, quindi chissà, perché non ritentare con il prossimo arcobaleno?

Questa volta, catturata da questi giorni “impossibili” che nessuno si sarebbe mai aspettato di vivere, credo di avere una certezza: non ci sarà bisogno del prossimo arcobaleno per ricordare l’emozione unica di oggi, di questo arcobaleno tanto solitario, immerso nel silenzio impossibile e denso, un arcobaleno che forse non involontariamente racchiude tanti significati, sprigiona con la luce dei suoi tanti colori quell’intensità e groviglio di emozioni cariche di sfumature come solo chi sta vivendo l’attualità può comprendere. Questa è una grande forza, quella di saperci uniti, perché solo uniti potremo superare questa pagina buia che è diventata già storia epocale e alla fine ci aspetta il nostro arcobaleno, con la soluzione a tutto.

Questa pagina di realtà ha una sua conclusione da scrivere e quale sia dipenderà da ognuno di noi, divisi eppur uniti contro un invisibile nemico comune, il virus covid 19; lontani eppure mai distanti, sempre in linea, in tutti i sensi, con le emozioni dell’altro, perfino dello sconosciuto sguardo che ci scruta, magari spaurito ma solidale da un altro balcone.

Alessandra Battaglia

By | 2020-04-30T14:26:59+00:00 Marzo 31st, 2020|Attualità|

One Comment

  1. Enza Destito Marzo 31, 2020 at 1:40 pm - Reply

    Veramente io ho spesso visto l’arcobaleno di recente magari guardando fuori dal finestrino durante un viaggio in pullman dalla Calabria a Roma,lo ricordo bene perché lo accolgo sempre con la gioia e la meraviglia di quando lo guardavo da bambina.E anche il mio nipotino di quattro anni,a cui l’ho fatto spesso notare, lo guarda con lo stesso stupore e lo disegna di continuo,è il suo tema preferito già da quando aveva tre anni.Insomma insieme non abbiamo scoperto adesso la bellezza e la simbologia dell’arcobaleno, gli occhi al cielo l’abbiamo sempre rivolti e non solo per guardare gli aerei passare..

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