Il giorno 26 marzo la Presidente della Camera, Maria Elisabetta Alberti Casellati, nel primo intervento in Parlamento dall’ inizio dell’emergenza corona virus, ha  dedicato il suo discorso a tutte le vittime di questa terribile pandemia. Nel minuto di raccoglimento  che ne è seguito anche io ho pensato a come rendere onore a chi non c’è più ed a chi resta privato di chi amava. L’unica cosa che posso fare è partecipare  la mia personale vicinanza e quella di tutta la Redazione di questo Giornale al dolore di quanti hanno perso i loro cari. Perché anche il dolore così profondo per la morte di chi amiamo si addolcisce un po’ se lo condividiamo. I nostri cari rinascono nel ricordo e tornano a vivere  dentro di noi aiutandoci a sopportare la perdita ed a trovare la forza per andare avanti.

In Italia sono più di 8000  i morti.  Sono genitori, figli, nonni, amici, compagni di vita, parenti…questo virus democratico non risparmia alcuna categoria. Ma la maggior parte di coloro che non ci sono più erano anziani e vecchi  e su questo vorrei fare alcune considerazioni.

Quella che sta venendo a mancare è  parte di una generazione. Una generazione sulla quale molte famiglie oramai fanno affidamento, per l’aiuto  economico e per  quel prezioso impegno dei nonni a tempo pieno.

È vero che la vecchiaia comporta un rallentamento di tutte le funzioni vitali, affaticamento, perdita di energia, varie patologie, ma la  qualità della vecchiaia è lo specchio fedele di come abbiamo vissuto in gioventù: il modo di nutrirsi di fare attività fisica il modo di stare in relazione con l’altro, l’attività culturale e mentale. È l’età dell’oro, della  saggezza, della maturità, della  pienezza di vita, della  maggiore disponibilità di tempo libero da dedicare a se stessi. Oggi i  progressi della medicina hanno reso possibile un allungamento della vita a ottantenni  e novantenni in piena forma fisica, pieni di energia, belle persone consapevoli della caducità della vita e quindi inclini ad ottimizzare il tempo libero ( viaggi, attività di volontariato,attività culturali…), che sono diventati, grazie alla seppur modesta pensione garantita tutti i mesi,  il sostegno di figli disoccupati, nonché ” nonnisitter ” a tutto campo per i loro amatissimi nipotini.

In una società affannosamente squilibrata sulla filosofia del presente, sul  dinamismo efficiente, giovane e di bella presenza, si tende a dare poco valore all’esperienza di un anziano. Ecco perché gli anziani non sono felici. Una vecchiaia felice non dipende solo dalla buona salute fisica ma dal significato e dal valore che la comunità assegna ad essa. In Cina vecchio è sinonimo di santo,  in India è considerato un  venerabile saggio, nelle età greca e romana la vecchiaia era considerata come un periodo in cui l’uomo raggiungeva  l’apice della compiutezza della vita e della saggezza. In  Occidente, invece, l’anziano è visto troppo spesso come un peso improduttivo.

Ma adesso che tutti questi anziani/vecchi non ci sono più riscopriamo il loro valore.Tutti questi ” decessi ” espressi in enormi cifre variabili ogni giorno ci avevano già colpito, ma quando abbiamo assistito a quella sfilata interminabile dei mezzi militari che trasportavano tutte quelle anime morte in disperata solitudine, assistite solo, seppure amorevolmente, da personale medico ed infermieristico, ci siamo resi brutalmente conto della portata enorme della tragedia.

Il pensiero è andato a tutte quelle famiglie che non hanno potuto essere vicine ai loro cari, stringere loro la mano nel momento del più grande mistero della vita: il momento del passaggio da questa vita a… una nuova vita? …al nulla?…all’inizio di un incredibile viaggio?… oppure all’approdo ad altri universi di coscienza? Il pensiero ed un caldo abbraccio va al ricordo di ciascun anziano/vecchio, alle sue spalle curve, alle mani fragili, a quella pelle così incredibilmente trasparente solcata da vene blu, al  sorriso avveduto e tenero, sapiente, a quel viso  dove le rughe  sono sentieri, percorsi, solchi indelebili lasciati dal tempo, dagli avvenimenti personali di ciascuno. Sono una mappa, una cartografia dove ogni ruga segna una porzione di vita vissuta fino in fondo.

In questi giorni, i giorni dell’abbandono, smarriti di fronte a qualcosa che non avremmo mai immaginato, facciamo in modo che tutto ciò non sia vano e restiamo uniti nel contrastare e sconfiggere questo fantasma che divora il presente.

 

Mariella Verde

By | 2020-04-19T18:11:05+00:00 Marzo 27th, 2020|Attualità|

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