Si dice che quando c’è la salute c’è tutto. Ogni persona, in ogni tempo e a qualunque latitudine del mondo, qualunque sia la cultura a cui appartenga, da sempre si confronta con la più importante delle esigenze: la salute. Salute nel senso più profondo vuol dire benessere, stare bene, equilibrio. Oggi, dopo l’emergenza determinata dall’irrompere in tutto il pianeta del virus Covid 19, questa domanda di salute è evidente, forte, preziosa. Nel nostro viaggio attraverso il territorio andiamo a conoscere come alcune realtà ospedaliere, pubbliche e private, si confrontano con questo domanda di salute e benessere in un momento in cui sulla scena mondiale si è inserito il virus Covid 19.

Abbiamo fatto tappa ad Albano Laziale, nota città dei Castelli Romani, per raccontare come si è organizzato l’Ospedale “Regina Apostolorum”, punto di riferimento per oltre 500.000 cittadini dei Castelli. Questa consolidata realtà ospedaliera riconosciuta come Ospedale generale di zona fin dal 1968, quindi con servizio equiparato al pubblico, è di proprietà delle Pie Figlie di San Paolo e rappresenta un’opera della Congregazione che la creò nel lontano 1948 come casa di cura per le sorelle paoline.

«Il nostro Ospedale -dice il direttore generale suor Annamaria Gasser- è nato proprio come sanatorium per curare le consorelle affette da tubercolosi. È immerso nel parco secolare che lo circonda, si giova dell’aria salubre che, insieme alla competenza di tutto il nostro personale medico sanitario, para-medico e staff, ci rende noti soprattutto per la cura delle patologie legate all’apparato respiratorio come anche alla professionalità in oncologia, endocrinologia, gastroenterologia, medicina e nefrologia, chirurgia, urologia. La nostra caratteristica è un approccio che accoglie il malato e la sua famiglia prendendoci cura di tutti gli aspetti».

 

Direttore Generale, come è cambiato l’Ospedale Regina Apostolorum all’indomani dell’emergenza Covid 19?

«La scelta di riconvertire due reparti del nostro Ospedale per curare 60 pazienti affetti da Covid 19 è stata per noi naturale data la nostra missione e grazie anche alla nostra propensione a prenderci cura del prossimo aiutando ad alleviare le sofferenze e ad accompagnando ogni cura con carità e compartecipazione. Del resto è proprio nei momenti più dolorosi che sentiamo ancora più vicina la presenza del Padre e della Vergine a cui il nostro Ospedale è dedicato. Nelle nostre scelte cerchiamo di concretizzare la strada mostrataci dal nostro fondatore, il beato Giacomo Alberione e dalla nostra maestra sr Tecla Merlo che ha vissuto proprio nelle stanze dove ora seguiamo i malati Covid. Questa emergenza planetaria è stata un’opportunità per metterci a disposizione con fede e con tutte le qualità professionali e quelle donateci dal Signore».

In questo periodo così duro in cui l’Ospedale lotta contro il covid, c’è qualche momento particolare che le viene in mente suor Annamaria?

«Abbiamo sentito la vicinanza del Santo Padre, Papa Francescoche ci ha anche donato presidi ed attrezzature preziose per sostenere il nostro impegno dedicato a curare i pazienti Covid e questa sensibilità, come quella da sempre mostrata dal nostro Vescovo Marcello Semeraro, è stata molto apprezzata da tutto il nostro Ospedale nonchè dall’intera nostra Congregazione. Vi è stata anche partecipazione e riconoscenza anche da parte delle istituzioni, dei cittadini e dei familiari dei pazienti. Omaggi che ci hanno commosso quelli delle forze dell’ordine e delle autorità, delle scolaresche e dei malati: la gratitudine ci riempie il cuore e infonde a tutti coloro che fanno vivere il Regina Apostolorum l’energia per ricominciare ad ogni turno, ogni giorno, nonostante sia una grave situazione. Questi risultati sarebbero impossibili senza la fondamentale compartecipazione di tutti coloro che compongono, a vario titolo, il nostro Ospedale».

By | 2020-05-26T08:39:04+00:00 Maggio 13th, 2020|Attualità|

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