Mostra evento, come cita la presentazione ufficiale del Museo, “incentrata sul legame tra Antonio Canova e Roma, con oltre 170 opere e prestigiosi prestiti da importanti Musei e collezioni….” Sculture in marmo, ma anche disegni, bozzetti, modellini e tanti gessi accompagnano il visitatore lungo l’itinerario che Canova compì nell’ amatissima Roma con l’intento di trovare ispirazione per interpretare gli ideali di bellezza del teorico Johann Joachim Winckelmann e compenetrarsi con la componente innovativa del Neoclassicismo, logica conseguenza del pensiero illuminista, che si oppone agli eccessi del Barocco e del Rococò ed assume l’arte greco-romana a modello di equilibrio, chiarezza, misura.

Anche se il Canova incarna i principi neoclassici di Winckelmann, l’ itinerario della mostra ci fa scoprire come la sua personalità si evolva e la ricerca della bellezza ideale attraverso l’ antico, non gelido modello scolastico, ma realtà preziosa e perduta, si elevi a sentimento universale del bello vivo e palpitante. Durante il percorso-mostra si giunge in una sala in penombra dove una Assistente di Sala di nome Marina ci porge una candela e ci mostra come il Canova svelava le sue opere ai curiosi in visita nel suo studio. L’artista Illuminava le sue sculture avvicinando la tenue, fragile luce della candela a quelle membra candide così che le forme si svelassero gradualmente e si potesse apprezzare il delicato chiaroscuro delle figurazioni. Nel suo atelier, ci spiega sempre la preparatissima Assistente di Sala, Canova mostrava soprattutto i suoi gessi, opere perfette e preziose, ma che potevano subire qualche variante a richiesta dell’acquirente sulla scultura definitiva in marmo.

Oppure esse potevano essere vendute così ai collezionisti, ovviamente ad un prezzo inferiore del marmo, ma conservando ugualmente un grande valore artistico. Marina non ci abbandona, anzi si sofferma, risponde alle nostre curiosità, ci racconta con passione e gentilezza aneddoti, vita del Canova e particolarità della mostra. Siamo piacevolmente stupiti . Pensiamo ai custodi museali, li immaginiamo incollati ad una sedia, stanchi ed annoiati che interagiscono con gli utenti solo per dare semplici informazioni o richiamare i visitatori all’ordine : non toccare, no flash, no filmati, silenzio….. Custodi ridotti a telecamere viventi, osservatori attenti, guardiani di un patrimonio incommensurabile, immersi in una quotidianità non gratificante.

La sig.ra Marina Vellani, insistiamo per avere il suo cognome, appartiene forse ad una nuova categoria di Assistenti di Sala? Personale qualificato che accoglie, intrattiene, accompagna i visitatori nell’interpretazione dei beni culturali e nella trasmissione del valore del Museo? Se è così ci congratuliamo con gli Organi Competenti. Ci siamo sentiti accolti, guidati, consapevoli ed informati. Attraverso le 13 sezioni dell’allestimento museale , costituito da sale sapientemente illuminate, ricche di gessi, disegni, bozzetti in creta, grandi straordinarie fotografie di Mimmo Jodice, sculture in marmo su pedane rotanti, effetti di ombre e specchi contempliamo la ricerca della bellezza ideale del Canova.

Lo scultore giunge al bello attraverso un processo di sublimazione delle emozioni: l’opera scultorea nasce da forte emozione e da un impulso del genio che crea il bozzetto in creta, successivamente la “sublime esecuzione ” è affidata ai collaboratori affinché l’opera non conservi traccia dell’ impulso emotivo del bozzetto . L’opera cessa di essere espressione individuale, viene sbozzata e parzialmente lavorata. Quasi un processo tecnologico. Solo dopo questa fase il Canova si riappropria dell’opera e le dà vita. Il marmo, materia granitica ed algida, viene plasmato in forme morbide e vitali. I’ artista scalpella, fresa, carteggia, alliscia, lucida e sfiora con le dita per sentire eventuali imperfezioni fino a spalmare sulla superficie dei corpi una cera rosata che attenua il candore del marmo, lo rende traslucido ed addolcisce il chiaroscuro. Come non innamorarsi della splendida ” Maddalena “, così viva, affranta ed eterna! Il gruppo scultoreo più famoso del Canova in questo Museo incontra la tecnologia moderna e la “sublime esecuzione” viene fatta da un robot che ha scolpito per 270 ore un blocco di marmo di Carrara di 10 tonnellate. Il gruppo è esposto nel cortile di palazzo Braschi e simboleggia la capacità della tecnica di valorizzare, diffondere, riprodurre a distanza l’opera d’arte senza spostarla e metterla in pericolo. Ci fa ipotizzare possibilità future di un Museo Mondiale… o tra Mondi lontani…. Chissà.

Maria Verde

By | 2020-02-03T16:29:49+00:00 Febbraio 3rd, 2020|Eventi|

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