La travagliata storia del mosaico del Nilo di Palestrina, costellata di errori clamorosi ed incidenti di percorso, si concluse nel 1954 grazie alla società cinematografica Ponti-De Laurentiis che produsse un documentario, per la regia di Gian Luigi Rondi, facendosi carico di tutte le spese dell’ultimo restauro. Ma cerchiamo di ricostruire le complesse e pasticciate vicissitudini di questa straordinaria opera d’arte. Tra il 1558 e il 1607 fu scoperto un bellissimo pavimento a mosaico di maestranze alessandrine databile attorno al secondo secolo a. C., nella Sala Absidata utilizzata come cantina nel Palazzo Vescovile di Palestrina.

Nel 1614 il duca Federico Cesi, consorte di Artemisia Colonna, comprendendone il valore, fece realizzare una fedele riproduzione dipinta a colori in 18 tavole che si rivelò preziosa in occasione di uno dei numerosi restauri. Nel 1625 il Vescovo di Palestrina, Cardinale Andrea Peretti, volle impossessarsene e pensò bene di far tagliare a pezzi il mosaico portandosene poi una gran parte a Roma. Dieci anni dopo fortunatamente il Cardinale Francesco Barberini riuscì a far rientrare a Palestrina i pezzi sottratti (addirittura erano stati ” regalati ” ad un Cardinale). Il mosaico risultava, ovviamente, danneggiato ed il Barberini affidò il restauro al rinomato mosaicista Battista Calandra che lo portò nuovamente a Roma.

Nel 1640, durante il viaggio di ritorno a Palestrina, le casse, malamente assicurate, subirono molti danni. Il mosaico fu, ancora una volta, restaurato grazie alle tavole originali (che, ahimè, sono andate perdute). Esposto in un’aula umida ed inadatta, il capolavoro musivo subì ulteriori danni e quindi ebbe bisogno di un altro restauro. E così il ” Nilo di Pietra riprese a viaggiare! Nel 1853, infatti, il principe Francesco Barberini affidò il restauro al Cav. Giovanni Azzurri che divise il mosaico in 77 lastre e lo portò a Roma. Tornate a Palestrina, le lastre furono ricomposte, commettendo un altro errore, su un piano leggermente inclinato, in una delle sale di Palazzo Barberini.

Pensate sia finita? Nel 1943 fu deciso di trasportare nuovamente a Roma il mosaico per timore che venisse danneggiato durante la guerra, inoltre era necessario un restauro per posizionarlo su una parete verticale (ma se è nato su un piano orizzontale come pavimento perché metterlo in verticale?). Finalmente nel 1952 la Società Cinematografica Ponti-De Laurentis, che stava realizzando i primi film a colori in Italia, propose alla Soprintendenza di realizzare un documentario sull’opera, pagò tutte le spese dell’ennesimo restauro ed affidò la regia a Gian Luigi Rondi. Così il film, intitolato “Il Nilo di Pietra” documentò tutti gli interventi di restauro e consolidamento, immortalò i colori, la luce e la grazia della raffigurazione e, cosa più importante, restituì a quanti amano l’arte questo capolavoro.

Nonostante queste incredibili avventure, dovute ad errori ed improvvisazioni, il Mosaico Nilotico si impone per l’originalità dell’impianto scenografico, per la delicatezza dei colori, per la perizia tecnica ed artistica nell’assemblamento delle tesserine. Esso rappresenta il corso del Nilo dalle sorgenti, attraversando il territorio selvaggio della Nubia, con aspre rocce, abitato da cacciatori e da una grande varietà di animali con i nomi scritti in greco, fino al delta. Quando inizia la navigazione del fiume sacro notiamo una gran varietà di imbarcazioni che fendono l’acqua resa trasparente dall’abile mosaicista.

Qui le inondazioni del Nilo, fonte di vita, rendono fertile l’arido territorio che si anima di vita: fervono le attività agricole, la pesca, vengono costruite capanne, fattorie e templi, simbolo della potenza faraonica. Nell’angolo in basso a destra potrebbe essere riconoscibile il porto di Alessandria con il palazzo dei Tolomei. La particolare prospettiva un po’ dall’alto e le figurazioni in verticale sono dovute al fatto che il grande mosaico era posizionato su di un pavimento ed inoltre un velo d’acqua conferiva al corso del fiume Nilo una suggestione naturalistica.

Mariella Verde

By | 2020-04-19T18:08:24+00:00 Aprile 2nd, 2020|Cinema|

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